Dal Simbolismo all’astrazione: come un atlante del mondo segreto ha influenzato pittori attraverso i continenti.
di Massimo Introvigne*
*Relazione presentata alla 112ª Conferenza Nazionale della Società Teosofica Italiana, “Le forme-pensiero come architetture dell’anima”, Padova, 30 maggio 2026.
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È impossibile menzionare tutti gli artisti influenzati da “Thought-Forms” e persino quelli che ne hanno riconosciuto esplicitamente l’influenza. Mi limiterò ad alcuni esempi, non necessariamente in ordine cronologico. Il modernista australiano Roy De Maistre è tra i primi artisti a esplorare le analogie tra il colore e la musica. Crede che i colori corrispondano alle note musicali e che la pittura possa evocare la stessa risonanza emotiva della musica. De Maistre studia la letteratura teosofica, tra cui “Thought-Forms”, e ne incorpora le idee nelle sue opere sulla corrispondenza fra note musicali e colori, esposte per la prima volta nel 1919. Le sue armonie cromatiche riecheggiano i diagrammi di “Thought-Forms”, in particolare le tavole che raffigurano le composizioni musicali.
La studiosa australiana Zoe Alderton ha analizzato l’influenza di “Thought-Forms” su De Maistre in uno studio pionieristico del 2011 (il cui unico problema è che mantiene l’errata indicazione della data di pubblicazione del libro, 1901 anziché 1905). Ha ricondotto tale influenza alla conoscenza personale che De Maistre aveva di Leadbeater e ha dimostrato come si sia estesa ad altri artisti australiani, tra cui Grace Cossington Smith. Questi artisti trovavano idee simili in un popolare libro di Beatrice Irwin, “The New Science of Color”, pubblicato nel 1916. Irwin è principalmente nota come membro della fede Bahá’í. Tuttavia, Alderton osserva che era anche “impegnata nella Teosofia, almeno fino al 1933”.
“Thought-Forms” occupa un posto anche nella storia del futurismo italiano. Quando il futurismo emerge a Milano nel 1910, molte delle sue figure di spicco hanno già familiarità con la Teosofia. Arnaldo Ginna e suo fratello Bruno Corra avevano iniziato a scrivere di Teosofia nel 1908. Ginna aderisce alla Società Teosofica nel 1913. Luigi Russolo, Umberto Boccioni e Carlo Carrà entrano tutti in contatto con le idee teosofiche e leggono “Thought-Forms”, allora disponibile sia in inglese sia in francese.
Gli scritti di Boccioni rivelano un interesse a tradurre le emozioni in colori, tema centrale di “Thought-Forms”. “La musica” (1911) di Russolo è un ambizioso tentativo di rappresentare le corrispondenze sinestetiche tra suono e colore, facendo eco ai diagrammi di Leadbeater. Anche gli scritti teorici di Carrà mostrano tracce dell’influenza del libro, sebbene forse di seconda mano.

In una conferenza del 1911, Boccioni traccia una genealogia dal simbolismo rosacrociano di Gaetano Previati alla moderna ricerca “spiritualista” delle forme e dei colori. In seguito, rimuove questi riferimenti dalla versione a stampa, probabilmente per evitare associazioni con il Simbolismo, ma il manoscritto originale conferma il suo impegno per le idee del libro.
In Canada, Lawren Harris, membro fondatore del Gruppo dei Sette e il più grande pittore che il suo paese abbia prodotto, è un membro entusiasta della Società Teosofica. I concetti teosofici plasmano il suo passaggio dalla pittura di paesaggio all’astrazione negli anni 1930. Harris crede che l’arte debba rivelare l’essenza spirituale della natura. Le sue opere astratte successive, con le loro forme cristalline e la luce radiosa, riflettono la nozione teosofica secondo cui le emozioni e le vibrazioni possono essere tradotte in colore e forma. Harris legge continuamente la Blavatsky, ma studia anche “Thought-Forms” e ne incorpora le idee nella sua esplorazione del colore spiritualizzato.
Kazimierz Stabrowski, fondatore della prima loggia teosofica in Polonia, dirige tra il 1904 e il 1909 la Scuola di Belle Arti di Varsavia, dove è mentore del pittore e compositore lituano Mikalojus Konstantinas Čiurlionis. Il salotto di Stabrowski è un centro di discussioni esoteriche: teosofia, Kabbalah, filosofia indiana, magia e speculazioni apocalittiche. Sia Stabrowski sia Čiurlionis leggono “Theosophie” di Steiner e “Thought-Forms”, e i dipinti sinestetici dell’artista lituano riflettono una visione del mondo plasmata da queste idee.
Il pittore simbolista belga Jean Delville è un teosofo di spicco e, per diversi anni, il leader della Società Teosofica belga. Il compositore russo Alexander Scriabin entra a far parte di questa cerchia e vive per un certo periodo a casa di Delville. Scriabin legge “Thought-Forms” e “Man Visible and Invisible”, entrambi testi molto familiari a Delville, e i loro diagrammi ispirano la sua esplorazione delle corrispondenze tra suono e colore.

Il dipinto di Delville, “Prométhée” (1907), ispira “Prométhée: Il poema del fuoco” (1910) di Scriabin, un’opera sinfonica con una sezione dedicata a un “organo dei colori”. Il progetto si espande in una collaborazione teosofica più ampia, alla quale Delville e Scriabin invitano diversi artisti, tra cui Čiurlionis, che muore prima di poter partecipare. Il sogno di Scriabin e Delville di un Gesamtkunstwerk sinestetico e mistico è profondamente influenzato dalle teorie di “Thought-Forms” sulle vibrazioni e sui colori.
In Inghilterra, i dipinti visionari di Ethel Le Rossignol, realizzati principalmente tra il 1920 e il 1933 sotto la guida di spiriti, sono strettamente paralleli alle teorie delle forme-pensiero. L’artista descrive esseri spirituali che plasmano l’ambiente circostante attraverso il pensiero, facendo eco alla convinzione di Besant e Leadbeater, secondo cui i pensieri producono vibrazioni radianti e forme fluttuanti. Il suo uso del colore per raffigurare forme vibranti riflette l’idea teosofica secondo cui le emozioni generano schemi cromatici specifici.
In Svezia, Hilma af Klint, che aderisce alla Società Teosofica nel 1904 (lasciandola poi nel 1915 per seguire Steiner nell’Antroposofia), dichiara anche lei che le sue opere astratte sono eseguite sotto la guida di entità spirituali, e le loro forme biomorfe e luminose riflettono chiaramente Thought-Forms.
Claude Bellegarde, attivo in Francia a metà del XX secolo, riconosce l’influenza di Besant, Leadbeater e Krishnamurti. I suoi dipinti monocromatici bianchi degli anni ‘50 e le opere successive, i Chromagraph, esplorano le energie auriche e i colori in modi che richiamano “Thought-Forms”. Attinge esplicitamente ai diagrammi dell’aura umana di Besant e di Leadbeater.

Piet Mondrian è un membro attivo e convinto della Società Teosofica e legge con attenzione “Thought-Forms”. Ma alla fine rifiuta l’idea che un’arte teosofica debba raffigurare immagini di pensieri e sentimenti. Per molti teosofi olandesi dell’epoca, la vera arte teosofica consiste nell’illustrare le forme-pensiero o nell’uso di simboli espliciti. Mondrian non è d’accordo. Per lui, la pura arte teosofica è il neoplasticismo: un linguaggio astratto di linee verticali e orizzontali e di colori primari che esprime leggi spirituali universali. Entra così in contrasto con l’establishment teosofico olandese, il che dimostra, peraltro, come “Thought-Forms” possano interagire con gli artisti in modi molto diversi.
Gli artisti contemporanei hanno continuato a mostrare un notevole interesse per le “forme-pensiero”, un fenomeno che lo storico dell’esoterismo Marco Pasi identifica come uno dei canali più visibili attraverso cui la Teosofia è rientrata nel linguaggio dell’arte del XXI secolo. Tra gli esempi più espliciti vi è Paul Laffoley, che già negli anni Novanta incorporava diagrammi teosofici in opere come “A Maquette for a Thought Form”, e la cui retrospettiva del 1999 portava il significativo titolo “Architectonic Thought Forms”.
Una generazione più giovane ha portato questo interesse ancora oltre. L’artista danese Lea Porsager si è confrontata più volte con le forme-pensiero, dalla sua installazione del 2013 “How to Program and Use T-F [Thought-Forms]” alla commissione per la XIV Biennale di Istanbul, dove fu invitata a “canalizzare” nuove versioni delle immagini originali di Besant e Leadbeater. Anche la svedese Christine Ödlund ha realizzato installazioni direttamente ispirate a “Thought Forms”, tra cui opere modellate sulla celebre visualizzazione della musica di Charles Gounod. Non sono sole, e questo revival è sostenuto anche dai curatori—tra cui spicca Carolyn Christov-Bakargiev, la cui Biennale di Istanbul del 2015 recava il sottotitolo “A Theory of Thought Forms”—che collocano l’arte contemporanea all’interno di genealogie esoteriche.

Massimo Introvigne (born June 14, 1955 in Rome) is an Italian sociologist of religions. He is the founder and managing director of the Center for Studies on New Religions (CESNUR), an international network of scholars who study new religious movements. Introvigne is the author of some 70 books and more than 100 articles in the field of sociology of religion. He was the main author of the Enciclopedia delle religioni in Italia (Encyclopedia of Religions in Italy). He is a member of the editorial board for the Interdisciplinary Journal of Research on Religion and of the executive board of University of California Press’ Nova Religio. From January 5 to December 31, 2011, he has served as the “Representative on combating racism, xenophobia and discrimination, with a special focus on discrimination against Christians and members of other religions” of the Organization for Security and Co-operation in Europe (OSCE). From 2012 to 2015 he served as chairperson of the Observatory of Religious Liberty, instituted by the Italian Ministry of Foreign Affairs in order to monitor problems of religious liberty on a worldwide scale.


